No al Global Compact: per ora vince l’Italia e perdono i mondialisti

Con il no al Global compact, il governo centra due obiettivi. Primo, difende l'interesse dell'Italia, frontiera sud dell'Europa, di non delegare ad altri la politica migratoria. Secondo, si riallaccia con il mandato conferito dagli elettori il 4 marzo.

Global Compact EuropaIl ministro dell’interno Salvini ha annunciato che l’Italia non firmerà il Patto globale sull’immigrazione e non sarà alla Conferenza di Marrakech il 10-11 dicembre. La decisione finale circa l’adesione sarà lasciata al Parlamento – ha successivamente comunicato una nota del Presidente Conte.

A parere di Diplomazia italiana parlamentarizzare la questione è la soluzione più corretta. Questa scelta mette tutte le forze politiche nelle condizioni di contribuire al dibattito alle Camere e di votare. E di assumersene la responsabilità politica di fronte al popolo italiano. Si chiama democrazia.

Con il no al Global compact il governo riafferma l’interesse nazionale

Soprattutto, il governo ha battuto il colpo che tanti in Italia gli chiedevano. La storia e la geografia fanno dell’Italia la frontiera meridionale d’Europa: il naturale punto di arrivo dei flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.

Con il ritiro dell’Italia dal Global compact, il governo Conte riafferma con forza l’interesse nazionale di non delegare ad altri il governo dei flussi migratori. E riafferma la sovranità italiana sui confini nazionali. Infatti, il Patto globale:

  • incoraggia l’immigrazione di massa invece che governarla;
  • non distingue tra immigrati regolari e clandestini;
  • crea le condizioni per sottrarre il governo dell’immigrazione agli Stati e al controllo democratico, per attribuirlo ad organi sovranazionali non responsabili di fronte agli elettori, quali Onu e Oim;
  • incoraggia i firmatari a mettere in piedi un impianto normativo liberticida.

Tenuto conto di questi fatti, è evidente che gli svantaggi del Patto superano di gran lunga i vantaggi.

Lo stop al Patto globale difende la sovranità del popolo italiano

La nota del Presidente del Consiglio evidenzia che il Global compact “pone temi e questioni diffusamente sentiti dai cittadini”. Respingendo il Global compact, il governo Conte si riallaccia al mandato che gli elettori italiani hanno espresso alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. E si riallaccia idealmente alla Costituzione repubblicana che sancisce che la sovranità appartiene al popolo italiano. Non all’Onu o all’Oim.

Le consultazioni di marzo hanno visto la bocciatura popolare dell’irresponsabile politica migratoria del Pd. Una politica imperniata – è bene ricordarlo – su un pactum sceleris con l’Ue: accettare una vera e propria invasione di clandestini in cambio di flessibilità di Bruxelles sui bilanci italiani.

Il rapporto causa-effetto di questa scelta politica contraria all’interesse nazionale è dimostrato dalla drammatica dinamica degli sbarchi, che fa registrare una crescita esponenziale sotto Renzi e Gentiloni:

  • 13.267 nel 2012;
  • 42.925 nel 2013;
  • 170.100 nel 2014;
  • 153.842 nel 2015;
  • 181.436 nel 2016.

Con questa politica sciagurata, RenziGentiloni si sono illusi di barattare l’interesse nazionale con qualche spicciolo per acquistare voti.

Ma poiché la storia prima o poi presenta il conto, proprio sull’immigrazione Renzi e Gentiloni si sono giocati il consenso degli italiani.

La bocciatura del Global compact è un duro colpo al disegno mondialista

La sinistra, principale referente dei circoli mondialisti in Italia, subisce un duro colpo. Come da troppo tempo le accade, perde un’altra occasione per dimostrare di essere vicina agli italiani. In particolare a quelle fasce più deboli della popolazione, che essa pretende di rappresentare, ma che in realtà sono le prime vittime della sua politica in materia di economia, sicurezza ed immigrazione.

Rivelatrice, in questo senso, la confusa reazione del Pd. La sinistra ha perso la lucidità al punto di non cogliere che in Parlamento potrà spiegare le sue ragioni, secondo le regole della democrazia. Un comportamento livido che potrebbe quasi far pensare che la sinistra preferisse che il Global compact fosse firmato senza informarne i cittadini.

La politica internazionale non va lasciata ai tecnocrati

Qualche anno orsono, probabilmente vittima di un attacco di sciatica particolarmente intenso, Juncker si lasciò scappare con il settimanale tedesco Der Spiegel una sconcertante dichiarazione che deve aver ispirato molte menti al Nazareno:

“Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.

Per Diplomazia italiana, questo è un metodo da respingere nella forma e nella sostanza. Questo metodo è fra le principali cause della progressiva delegittimazione dell’Europa bruxellese. Un progetto sostanzialmente tecnocratico e, per questo, insensibile alle questioni fondamentali per i popoli europei, come radici e identità.

Si è oggi entrati in un’epoca in cui i cittadini sanno reperire le notizie e chiedono di partecipare di più alle scelte politiche. Vogliono più trasparenza nell’informazione. Pretendono più democrazia. E più sovranità che – si ricordi – emana dal popolo, unica fonte di legittimazione dei pubblici poteri.

Quali scenari dopo la bocciatura del Global compact

Al di là delle divisioni di partito, sul Patto l’Italia ha adottato una linea pragmatica, come hanno fatto diversi altri paesi. Non si comprende perché occorra prudenza quando si sperimenta un prodotto cosmetico e non invece quando uno Stato è chiamato a decidere di un documento che potrebbe avere un impatto politico, sociale ed economico di portata epocale come il Global compact.

Era necessario, nell’attuale congiuntura di frammentazione politica e di crisi economica che investe l’Europa, rifarsi al principio di cautela. Ben venga, ora, il dibattito parlamentare.

Dal punto di vista dell’agire politico, la Lega è stata efficace: fredda riflessione, decisione ferma e azione tempestiva. L’obiettivo ora è non perdere il ruolo propulsivo che ha assunto sul tema cruciale dell’immigrazione.

Attenzione: la partita non è finita.

Il M5S sarà chiamato ora ad una prova di maturità politica: letto con le lenti dell’interesse nazionale e della volontà popolare, il fenomeno dell’immigrazione potrebbe costituire una straordinaria opportunità per elaborare interessanti linee di politica estera.

La sinistra dovrebbe finalmente decidere se la sua constituency sono le fasce sociali più deboli della società italiana oppure Soros. Diversamente, è difficile prevedere che possa nell’immediato recuperare consensi nel paese.

Il ruolo dei diplomatici: servono coraggio e innovazione

Sul Global compact il governo ha avuto qualche sbavatura che si è riverberata anche sulla sua comunicazione. Il Presidente Conte e, da ultimo, il ministro degli Esteri Moavero si erano detti favorevoli alla firma del Patto. Alla Farnesina, solo il sottosegretario agli Esteri Picchi aveva dichiarato la sua contrarietà al Global compact.

Una domanda: su temi internazionali di questa rilevanza, i consiglieri diplomatici di Conte, Moavero, Salvini e Di Maio, coordinati dalla Farnesina, avevano elaborato per tempo una sintesi politica realistica?

Il Sndmae, il sindacato dei diplomatici italiani, denuncia inascoltato da anni il crollo delle risorse umane e finanziarie del ministero degli Esteri. In questo quadro, per sopperire a questi limiti materiali, i diplomatici dovrebbero essere incoraggiati a innovare.

A smettere di allineare il paese alle politiche di altri paesi.

A ricordare che l’Italia deve perseguire il suo interesse da sola.

Su Diplomazia italiana e in altri contesti i diplomatici italiani cercano di fornire opzioni di politica estera ai governanti dell’Italia. È però necessario che queste opzioni tengano conto di un’idea di interesse nazionale.

Non convincono indicazioni superficiali e frettolose come quella dello IAI del 27 novembre, soprattutto se raffrontate con il dossier di Diplomazia italiana del 27 aprile.

Di fronte agli interessi nazionali non esistono amici

Visioni come quella dello IAI, cui ancora troppi alla Farnesina inspiegabilmente si ispirano, scontano una concezione obsoleta della politica estera italiana. Una concezione incarnata dalla “politica del sedere”, fondata sull’idea che andare alle conferenze sia in sé un obiettivo. Che ogni limitazione di sovranità sia in sé positiva, perché poi qualcuno provvederà.

Un’idea di politica estera che non fa i conti con il dato ineludibile che nell’agone internazionale gli attori i loro interessi li hanno eccome. E che di fronte agli interessi nazionali non esistono “amici”.

In questo periodo, l’Italia sta vivendo una fase di straordinario fermento politico. Stanno cambiando le sensibilità. Stanno cambiando le domande e i bisogni del popolo italiano. L’interesse nazionale e la sovranità stanno tornando al centro della politica nazionale.

Tanti, soprattutto in Europa, guardano con curiosità al laboratorio politico Italia, perché in Italia l’aria sta cambiando. Ed è giunto il tempo che anche alla Farnesina si aprano le finestre.

 

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