Caso Diciotti. Difendi l’interesse nazionale? Ti indago

Diciotti

Caso Diciotti. Il ministro dell’Interno Salvini e il suo capo di Gabinetto sono ora indagati per gravi ipotesi di reato: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Poco importa che quest’iniziativa giudiziaria sia del tutto priva di sostanza. Il dato è che adesso la palla passa al Tribunale dei ministri. Con possibili effetti esplosivi per la politica italiana.

Era nell’aria. Del resto, l’antitaliano Saviano l’aveva minacciosamente preannunciato a Salvini che per lui si profilava il carcere. E ora l’agguato al ministro dell’Interno è scattato.

Del tutto delegittimati dal voto popolare, sinistra e globalisti si sono affidati al peso su cui ancora possono contare in alcuni palazzi di Giustizia. Salvini e il suo capo di Gabinetto sono ora indagati per gravi ipotesi di reato: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Poco importa che quest’iniziativa giudiziaria sia del tutto priva di sostanza.

Il dato è che adesso la palla passa al Tribunale dei ministri. Con possibili effetti esplosivi per la politica italiana.

In Sicilia dev’essere stata debellata la mafia, si saranno sicuramente estinti corruzione, racket, commistioni fra politica e affari, distorsioni delle gare d’appalto, abusi edilizi di massa. Probabilmente sono proprio scomparsi tutti i fenomeni di rilievo penale, vista la solerzia con cui la procura di Agrigento trova il tempo per occuparsi del ministro Salvini. 

A onor del vero, i magistrati agrigentini erano stati sollecitati a viva voce dalla grancassa della sinistra politica e mediatica. Quindi il tempismo da manuale si giustifica. Poi un giorno la procura di Agrigento troverà il tempo anche per liberare la Valle dei Templi dagli abusivi obbrobri edilizi che la deturpano.

Per i magistrati di Agrigento, il fermo della nave Diciotti per identificare i clandestini a bordo e poterli così ricollocare sulla base dei principi di solidarietà europea sarebbe dunque un reato. Anzi configurerebbe più reati. E tutti di particolare gravità.

Qual è il messaggio dato dalla magistratura? Che l’ingresso in Italia deve essere consentito a tutti, anche se non ne hanno titolo? Che chi difende i confini nazionali finisce sulla linea di tiro della giustizia?

Il messaggio della magistratura: se difendi la Patria vieni indagato

La vicenda nasce da un discutibile intervento dell’imbarcazione della Guardia Costiera italiana Diciotti nella zona Sar (Search and Rescue) maltese. Ad oggi nessuno ha spiegato perché la Diciotti si trovasse in acque maltesi. È lecito ipotizzare che la nave italiana stesse incrociando nella zona Sar di La Valletta per recuperare qualche imbarcazione in difficolta, visto che Malta continua a non volersene occupare.

Da quel momento la trappola perfetta per Salvini era scattata. Questa volta non era l’imbarcazione di una Ong battente bandiera britannica o di qualche altro paese europeo a “salvare” naufraghi dal pericolo in cui si erano cacciati. Era una nave ufficiale dello Stato italiano e dunque i migranti entravano in Italia dalla porta principale. Il margine di azione del ministro dell’Interno era dunque limitato. La richiesta di solidarietà europea poteva servire solo a mettere ancora una volta a nudo l’egoismo dell’Europa. E consentire ai buonisti nostrani di fare passerella sulla nave. Ovviamente indossando guanti di plastica e l’immancabile mascherina.

La soluzione? I migranti verranno accolti per un piccola parte in Albania ed in Irlanda. La gran parte viene intanto dirottata presso strutture della Chiesa, ma pur sempre in Italia.

In compenso – appunto – Salvini e il suo Capo di gabinetto si ritrovano indagati.

In questo quadro, tenuto conto della complessità della situazione e dei tempi ristretti, era difficile trovare una soluzione diplomatica in Europa.

Che infatti non è arrivata. Del resto, secondo fonti della Farnesina, le istruzioni impartite ai diplomatici incaricati di negoziare con i partner europei avrebbero recitato: “non troppo zelo”. Insomma, secondo più di un’indiscrezione, il sostegno degli Esteri alla politica del governo non sarebbe stato dei più  convinti. Tuttavia, pur con le riserve del caso sulla scarsa  limpidezza della Farnesina, il problema non è diplomatico.

La Farnesina: sulla Diciotti “non troppo zelo”

Chi va ora parlando di disfatta diplomatica per il governo Conte o è in malafede, o peggio confonde obiettivi e strumenti.

La verità è che Salvini ha conseguito i suoi obiettivi.

Primo, ha redistribuito gli immigrati anche in altri paesi.

Secondo, grazie alla Chiesa, all’Albania e all’Irlanda, lo ha fatto senza il sostegno sistemico dell’Ue. Ancora una volta messo a nudo l’insipienza politica di quest’Europa sempre più delegittimata dalla sua stessa inazione. Ogni giorno che passa dimostra di non essere un attore politico decisivo sul piano internazionale.

Tantomeno la questione può essere ridotta a una vicenda giudiziaria. Il tempo metterà alla prova l’iniziativa della procura di Agrigento, i cui effetti restano da valutare. Ma se si tiene conto degli umori popolari, potrebbero tradursi in una crescita del consenso per Salvini e per la Lega. Quindi, in chiave interna, un probabile trionfo politico alle prossime elezioni europee.

Il dato essenziale è che il caso Diciotti è legato alla questione dell’immigrazione: un problema esclusivamente politico che va governato e risolto con gli strumenti della politica.

Interesse dell’Italia è che sulle sue coste non si riversi l’invasione di milioni di clandestini. Di conseguenza, il ministro Salvini e il governo Conte dovrebbero tenere conto di due aspetti del problema.

Il primo è che l’offensiva giudiziaria in atto non ha solo l’obiettivo evidente di colpire Salvini. Essa ha anche per scopo di intimidire i suoi collaboratori al Viminale affinché il ministro si ritrovi privo delle professionalità di cui ha bisogno per portare avanti la sua politica.

Del resto, questa circostanza sembra essere stata ben compresa alla Farnesina, a giudicare dalla poco convinta azione svolta nelle capitali europee.

Di conseguenza, l’esecutivo Conte si deve porre un duplice obiettivo. Primo, tutelare i propri collaboratori che fanno il loro dovere da funzionari. Secondo, avvicendare nel rispetto della legge i responsabili della pubblica amministrazione e delle forze armate che continuano a strizzare l’occhio al Pd. In caso contrario, incidenti come quello della Diciotti continueranno a ripetersi. Non è un caso che il Capo della Guardia Costiera, Pettorino, nominato da Gentiloni pochi giorni prima delle elezioni di marzo, abbia affermato nel corso del suo primo intervento di fronte alle nuove autorità governative che “la legge del marinaio è di salvare nelle acque del pelago qualunque vita umana a prescindere dagli ordini ricevuti”. Era un segnale molto chiaro.

Il secondo aspetto è quello dell’azione politica. L’immigrazione è una questione politica decisiva. Non solo per Salvini e per il governo Conte. Lo è per l’Italia e per il suo popolo. Lo è per l’identità della nostra Europa. In questo senso, sono degne di massima attenzione le considerazioni di Giampaolo Rossi nel pezzo L’Europa sarà africana. Lo vuole l’élite.

Avevamo previsto l’innalzamento della tensione sul tema dell’immigrazione. Quanto sta accadendo intorno alla vicenda della nave Diciotti dimostra quanto sia decisiva la partita politica che si sta giocando oggi in Italia.

Questo acuirsi della tensione politica dimostra che sul piano interno è ormai arrivato il tempo di prendere atto che si è oggi davanti ad una situazione di eccezione che, per ragioni di salute pubblica – come testimoniano i reati commessi da stranieri, che sono ormai un terzo del totale – impone l’adozione di misure eccezionali, con decretazione d’urgenza.

Per le stesse ragioni, l’Italia deve moltiplicare gli sforzi sul piano internazionale. Innanzi tutto in Europa. E poi con intese anche bilaterali con i paesi di partenza e di transito dei flussi e con paesi terzi per il ricollocamento. In collaborazione con gli Usa di Trump. E dichiarando ufficialmente di considerare ormai sicuri i porti della Libia.

In particolare, con Bruxelles sarà necessario aprire un tavolo serio per capire a cosa serve davvero questa Europa. Il governo Conte ha ipotizzato di apporre il veto al bilancio Ue. Senza entrare nel merito della questione, ci si limita qui a riportare un dato, la cui fonte è la Commissione europea. Dal 2000 al 2017, l’Italia ha contribuito al budget Ue per 231,4 miliardi di euro. In cambio ha avuto contributi per 188,5 miliardi. Un saldo negativo di 42,9 miliardi per i contribuenti italiani.

Ad ogni modo, per tornare al tema dell’immigrazione, la soluzione ottimale rimane quella europea. E il governo non dovrà lasciare intentata nessuna strada per arrivare a questo obiettivo. La linea che l’Europa dovrebbe adottare è quella proposta da Giampaolo Rossi.

  1. Immediato blocco dei confini.
  2. Adozione di numeri d’ingresso rigorosamente chiusi e selezionati.
  3. Imposizione ai governi africani del controllo del proprio territorio perché un confine è “uno spazio negoziale tra vicini che non possono ignorare i problemi dall’altra parte”.
  4. Creazione di hotspot nei territori di partenza.
  5. Fine delle politiche e dei messaggi di accoglienza e di falso umanitarismo che alimentano le masse in movimento.
  6. Interventi durissimi contro le organizzazioni criminali che prosperano sul nuovo mercato degli schiavi.
  7. Cessazione delle politiche di aggressione a nazioni sovrane (come Siria e Libia), guerre che destabilizzano il Medio Oriente trasformandolo in una terra di nessuno senza controllo né legalità.
  8. Una forte politica d’investimenti nella parte dell’Africa emergente affinché quel continente diventi spazio di migrazione interna come lo è stata l’Europa dopo la caduta del muro di Berlino.

Certo, se non lo farà l’Europa, l’Italia dovrà trarre le sue conclusioni e cercare una via nazionale, nessuna opzione esclusa.

La gravità della sfida politica lo impone.

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it