Adesso l’interesse nazionale ce lo spiegano i mondialisti

L'ex sottosegretario Gozi traccia la via: delegittimati dal voto popolare, adesso i mondialisti provano ad appropriarsi della Patria e dell'interesse nazionale. Non bisogna cadere nella trappola.

mondialistiL’interesse nazionale sta tornando all’attenzione della politica? Si, ma in modo sospetto. Su Huffingtonpost Sandro Gozi, già sottosegretario alla Presidenza del consiglio, ha pubblicato l’editoriale Il Governo non tutela l’interesse nazionale, ci troveremo soli come mai prima.

L’ex sottosegretario prende spunto dalla proposta del governo Conte di modificare le regole dell’operazione Sophia. Queste ultime, negoziate dal governo Renzi nel 2015 con un gruppo di paesi partner, prevedono che gli immigrati soccorsi dalla missione siano sbarcati solo in porti italiani.

Ora l’obiettivo del governo Conte è che l’Italia non sia più l’unico porto di sbarco. Quindi, su base volontaria, come è normale quando si negozia fra Stati, sbarcare gli immigrati anche in altri porti europei e distribuire fra i paesi partecipanti il vaglio delle domande d’asilo.

Per Diplomaziaitaliana, l’obiettivo dell’esecutivo Conte risponde all’interesse nazionale di fermare il flusso di clandestini. È, quindi, un obiettivo che andrà perseguito con determinazione e perseveranza. Sono necessari tanto iniziative sostanziali quanto fermezza e coesione, affinché non sussistano dubbi che sull’immigrazione la politica dell’Italia è cambiata. A costo di proseguire e rafforzare la politica di chiusura dei porti varata dal ministro Salvini.

Invece per l’ex sottosegretario – come dubitarne? – l’obiettivo del governo Conte è contrario all’interesse nazionale. Tuttavia, Gozi non convince.

Innanzi tutto, l’editoriale dell’ex sottosegretario appare come una difesa d’ufficio dei governi Renzi e Gentiloni, di cui ha fatto parte con importanti responsabilità di politica estera ed europea. Proprio quella politica estera che è costata al Pd la durissima bocciatura alle elezioni politiche.

Gozi sostiene che l’iniziativa del governo Conte è destinata ad isolare l’Italia. Sophia è una missione militare per garantire la sicurezza marittima e contrastare i traffici illeciti. Non ha per obiettivo salvare immigrati in difficoltà in mare, se non occasionalmente e in numeri bassissimi. Ora – sostiene Gozi -poiché “nessuno vuole effettuare sbarchi in Libia”, in assenza di un porto predeterminato i partner abbandoneranno l’operazione, lasciando l’Italia da sola.

La visione dell’ex sottosegretario è figlia di una sottocultura, purtroppo ancora presente nella tradizione diplomatica italiana, secondo cui non essere isolati, il negoziato, il compromesso per il compromesso, anche se slegato dall’interesse nazionale, sono un fine e non un mezzo. In altri termini, Gozi confonde obiettivi e strumenti.

Il problema non è l’operazione Sophia: Gozi guarda al dito ma non vede la luna.

Il problema è l’approccio dell’Europa al problema dell’immigrazione clandestina

Sull’immigrazione in Italia è cambiato il clima politico. L’elettorato ha chiesto radicale discontinuità con la linea dei governi Renzi e Gentiloni. Se gli italiani avessero voluto che non cambiasse nulla si sarebbero tenuti il Pd. Non si vede dunque perché l’Italia debba proseguire la sciagurata politica migratoria inaugurata da Renzi. Cosa decise Renzi nel 2015, senza informare nessuno? Di aprire le porte della nazione ad una vera e propria invasione di clandestini in cambio di flessibilità dell’Ue sui bilanci pubblici.

In altri termini e più chiaramente: i governi Renzi e poi Gentiloni hanno barattato l’interesse nazionale con qualche spicciolo per comprare consenso elettorale. Ironia della sorte – o forse giustizia immanente – proprio sull’immigrazione si sono giocati il consenso degli italiani.

L’ex sottosegretario ricorda che gli esecutivi di cui ha fatto parte hanno lavorato “per dare una risposta al fenomeno dell’immigrazione” (con malizia, si potrebbe osservare: non per fermarla) concentrandosi su tre direttrici:

  • Europa, “per costruire una politica migratoria comune”.
  • Mediterraneo, “per evitare altre tragedie e regolare i flussi dei migranti”.
  • Africa, “perché il problema andava e va affrontato nei paesi dove si originano le migrazioni”.

Il suicidio politico di Renzi e Gentiloni ha compromesso l’autorevolezza dell’Italia, che è stata individuata come ventre molle d’Europa

Va innanzi tutto premesso che i governi di cui Gozi è stato autorevole esponente non hanno saputo gestire la crisi dell’incremento esponenziale dell’immigrazione clandestina. Gli esecutivi Renzi e Gentiloni hanno reso l’Italia un paese in completa balia di forze esterne.

Un paese senza governo, come testimonia la drammatica dinamica degli sbarchi:

  • 13.267 nel 2012;
  • 42.925 nel 2013;
  • 170.100 nel 2014;
  • 153.842 nel 2015;
  • 181.436 nel 2016.

L’attento lettore constaterà che il trend è letteralmente impazzito proprio con Renzi e Gentiloni.

Oltretutto, perso il contatto con il popolo e smarrito il più elementare senso della realtà, c’è chi ha vaneggiato fino all’ultimo giorno di permanenza al governo di risolvere il problema con lo ius soli.

Secondo Gozi, Renzi e Gentiloni avrebbero difeso l’interesse nazionale in Europa, in Africa e nel Mediterraneo. I fatti dimostrano che su tutti i fronti i governi Renzi e Gentiloni hanno fallito in modo catastrofico.

In Europa, un disastro totale. Fin dall’inizio la posizione dell’Italia è stata irrimediabilmente minata dalla scriteriata decisione di Renzi di chiedere che tutti gli sbarchi avvenissero nei porti italiani.

Così facendo, l’Italia si è privata di ogni margine d’azione politica con i propri partner. Altro che interesse nazionale.

Dopo questo suicidio politico, in Europa Renzi e Gentiloni hanno riscosso solidarietà a parole e attestati di simpatia: tanto sono gratis. Sostegno concreto zero. Niente apertura di porti nel Mediterraneo alternativi a quelli italiani. Niente ripartizione degli esami delle domande di asilo. Niente redistribuzione degli immigrati fra i paesi europei.

Come prevedibile, Gozi approfitta dell’occasione anche per attaccare il Gruppo di Visegrad, ma sbaglia bersaglio. La contrarietà del Gruppo di Visegrad alla ripartizione obbligatoria degli immigrati è la conseguenza dell’assenza di solidarietà europea, non la causa.

Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno osservato che i flussi migratori sono stati alimentati da improvvide iniziative militari di alcuni paesi europei e da egoistiche iniziative unilaterali di altri. Hanno constatato che l’Italia, che è la frontiera sud d’Europa, è stata lasciata sola. Hanno preso atto dell’arrogante miopia e della grettezza bottegaia dell’Ue e dei partner europei. E hanno agito di conseguenza, a tutela del loro interesse nazionale. A differenza dei governi Renzi e Gentiloni.

La crisi dell’Europa è politica e di legittimità

E le responsabilità in Europa sono sotto gli occhi di chiunque voglia vedere. Hanno nomi, cognomi e indirizzi.

In Africa, un’altra catastrofe. Gozi afferma che al Vertice Europa-Africa di La Valletta del 2015 è stato creato il Trust fund per l’Africa: strumento dotato di 10 miliardi di euro fino al 2020 per affrontare le cause alla base degli esodi migratori, sia nei paesi d’origine, sia in quelli di transito.

Risultati? Basta rileggere i numeri riportati più in alto: dopo il Vertice di La Valletta, gli sbarchi sono aumentati.

Evidentemente a Gozi e agli ideatori del Trust Fund sfugge un punto elementare: gli aiuti allo sviluppo vanno subordinati all’obiettivo politico di fermare i flussi migratori. Niente chiusura delle frontiere in uscita dei paesi di origine e dei paesi di transito? Niente controlli dei flussi? Niente aiuti. Punto.

Circa l’Africa, va poi sfatato un altro dogma della narrazione mondialista: come rilevano molti osservatori, in maggioranza gli immigrati africani non provengono né dagli ambienti più poveri né da paesi in guerra.

Gli aiuti allo sviluppo vanno subordinati alla lotta all’immigrazione clandestina

Nel Mediterraneo, l’ennesimo disastro. Ricorda Gozi che i governi Renzi e Gentiloni hanno collaborato con le autorità libiche per ridurre i flussi. Che l’Unhcr ha avuto accesso ai campi in Libia. Che il codice di condotta delle Ong è stato accettato e riconosciuto dall’Ue.

Peccato che i governi Renzi e Gentiloni hanno permesso alle Ong di fare da taxi del mare a masse di clandestini. Gli hanno consentito di svolgere per anni, del tutto indisturbate, uno scandaloso servizio di traghetto, direttamente dalle spiagge libiche ai porti italiani. Gli hanno permesso di disprezzare le vite di queste persone, morte a migliaia proprio perché incoraggiate a tentare la sorte dalla folle narrativa mondialista. Gli hanno permesso di violare le frontiere e la sovranità italiana. Gli hanno permesso di farsi beffe di ogni legge. Gli hanno permesso di offendere il popolo italiano, i suoi diritti e il suo sentire.

Benché tenti di dare al suo intervento un tono istituzionale, Gozi sbanda e inciampa goffamente nella propaganda. Sostiene infatti Gozi che per il governo Conte e per Matteo Salvini “una vita umana è meno importante di un ballottaggio alle amministrative, o dell’ultimo show in diretta Facebook”.

Ci si astiene dal riprendere le altre analoghe espressioni di cattivo gusto contenute nel pezzo. Purtroppo, Gozi non riesce ad elevarsi al di sopra dei più bassi mezzucci della narrazione mondialista, che criminalizza disumanizza l’avversario politico. Così Gozi si pone allo stesso livello di chi insulta, di chi minaccia, di chi farnetica e di chi ormai è al delirio.

Così Gozi si allinea pienamente alla visione demofoba alla radice dell’agenda del mondialismo e della sinistra sua alleata.

I mondialisti non hanno titolo a dare lezioni sull’interesse nazionale

Il gioco di Gozi è evidente. Così come è chiaro che è orchestrato a livello internazionale. Le sue tesi sono sintoniche con quelle di recente esposte dal gran sacerdote del mondialismo Jacques Attali nella sessione Verso uno scontro dei nazionalismi delle “Rencontres économiques d’Aix-en-Provence”. Nel video, il lettore potrà apprezzare la circostanza che con Attali sedeva Mario Monti.

Cosa ha sostenuto Attali? Che i mondialisti “non devono lasciare la nazione ai nazionalisti”.

I globalisti hanno compreso che il ritorno delle patrie, delle identità, della sovranità, è un fenomeno strutturale destinato a pesare sugli equilibri politici negli anni a venire. Quindi, per continuare ad esistere, i mondialisti non devono lasciarne il monopolio ai nazionalisti. Insomma, il ritorno delle patrie ha creato uno spazio politico strategico per conquistare i governi degli Stati e i mondialisti si stanno organizzando per contenderlo.

Di conseguenza, è prevedibile che nel prossimo futuro i mondialisti e i loro alleati agiscano su due direttrici.

  • Distorcere i valori e i concetti alla base dell’idea sovranista per creare confusione a vantaggio dell’agenda mondialista. Di qui la nascita di nuovi concetti come il “nazional-globalismo”, la “nazional-governance” e – si tenga forte il lettore – il “nazional-nomadismo”.
  • Favorire l’emergere di figure politiche da presentare come sovraniste, ma in realtà con un’agenda politica cripto-mondialista.

In altre parole, una progressiva estensione del “modello Macron” ad altri paesi. Naturalmente applaudita ed esaltata dai media mainstream. Qualcuno di questi ha già iniziato.

Insomma, i mondialisti si stanno riorganizzando. Stanno iniziando ad indossare i panni dei patrioti e dei difensori dell’interesse nazionale. L’iniziativa appare goffa e poco credibile, visto quanto sono screditati e delegittimati agli occhi dell’opinione pubblica. Possibile che sia una mossa disperata. Non per questo è meno subdola e pericolosa. E rivela due cose:

  • primo, i globalisti non hanno gettato la spugna;
  • secondo, essi portano avanti una linea concertata internazionalmente, destinata a godere dell’effetto amplificatore dei loro circoli e mezzi di informazione sparsi per il mondo.

Chi ha a cuore la difesa delle patrie e dell’interesse nazionale non deve cadere in questa nuova impostura.

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it