Immigrazione, maschera e volto del buonismo

Buonismo in azione: gli intellettuali di sinistra definiscono razzista chi si oppone all'immigrazione selvaggia, ma nel loro intimo sognano che affoghi qualche bambino per mettere in imbarazzo il governo e Salvini.

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Albinati e la ferocia dell’élite: Giampaolo Rossi strappa la maschera al buonismo dell’intellighenzia di sinistra, che sogna che affoghi qualche bambino per mettere in imbarazzo il governo e Salvini.

Immigrazione, il vero volto del buonismo

Nell’articolo Albinati e la ferocia dell’élite pubblicato sul blog L’Anarca, l’eccellente Giampaolo Rossi strappa la maschera al buonismo dell’intellighenzia di sinistra mostrandone il vero, ripugnante volto.

I sedicenti intellettuali che per anni hanno raccontato agli italiani le meraviglie dell’immigrazione. Quelli che hanno chiuso gli occhi davanti ai dati impressionanti sui reati commessi da stranieri. Quelli che hanno artificiosamente cercato di instillare negli italiani un immotivato senso di colpa con il ricatto del razzismo: proprio agli italiani, che ogni anno pagano una piccola finanziaria per sostenere i costi dell’immigrazione. Quelli che, sfruttando con sospetta sincronia le immagini del povero Aylan Kurdi, annegato davanti alle coste turche nel 2015, hanno partecipato all’orchestrazione di un’oscena campagna internazionale per abbattere i confini dell’Europa.

Questa intellighenzia ha spiegato agli italiani che non importa se gli immigrati non hanno i documenti in regola. Che ci si deve adattare agli usi dei nuovi arrivati. E con la scusa del politicamente corretto e l’imperativo di non offendere le “sensibilità” altrui, soprattutto in campo religioso, le studia tutte per comprimere gli spazi della tradizione cristiana.

Tutto ciò – beninteso – nell’interesse degli italiani stessi, perché “così l’Italia conterà di più in Europa” (come no? Si è visto quanto…). O con la fake news che “gli immigrati ci pagano le pensioni”, anche se qualcuno dovrebbe spiegare come, in regime contributivo…

Ma gli italiani, niente. Sono testardi. Si ostinano a non credere al paradiso promesso della società multietnica e alle sue delizie in salsa “multikulti”. Così come, per decenni, si sono ostinati a non credere alla propaganda comunista che descriveva i paesi del blocco sovietico come il “paradiso dei lavoratori”. Oggi come allora, troppo grande la distanza fra realtà e propaganda. Peggio, gli italiani hanno votato per le forze politiche ostili all’immigrazione clandestina.

Oggi questi sedicenti amici del popolo sono in crisi. La narrativa globalista non regge più la prova dei fatti. Non solo, con sorpresa (capacità di previsione, zero: e meno male che sono intellettuali), osservano il governo Conte contrastare l’immigrazione clandestina con lucidità, buon senso e determinazione. Peggio, il popolo continua ad ostinarsi a respingere il loro buonismo, visto che il consenso per l’esecutivo e per la Lega di Matteo Salvini è in crescita.

Il volto ripugnante del buonismo

Ebbene, un intellettuale degno di questo nome dovrebbe analizzare le cause profonde di queste dinamiche e proporre delle soluzioni politiche. Riflettere. Studiare. Scambiare idee con altri intellettuali, magari non solo della sinistra delle terrazze e dei premi letterari. E anche con l’uomo della strada. E solo dopo, a ragion veduta, proporre delle iniziative politiche, svolgere la funzione di cinghia di trasmissione fra popolo e movimento politico.

Insomma, svolgere un ruolo alto, nobile, di avanguardia.

Invece, l’ignobile orizzonte politico di un Edoardo Albinati è auspicare la morte di qualche immigrato. Possibilmente un bambino. Per consentire a lui e ai suoi compagni di orchestrare una bella campagna mediatica per screditare il governo e, soprattutto, l’odiato Matteo Salvini e la Lega. Magari, come da triste prassi italiana, chiamando in aiuto lo straniero, o l’Ue oppure l’Onu.

Non è mai passato per la mente dell’umanitario Albinati che negli ultimi anni nel Mediterraneo sono annegati a migliaia proprio perché in troppi sono stati attratti dal miraggio dell’accoglienza indiscriminata sbandierata da lui e dai suoi sodali? Illusi dalla propaganda secondo cui “non c’è differenza fra rifugiati e immigranti economici o climatici” e che “nessun essere umano è illegale”. Oppure dal sempiterno inno del buonismo “accogliamoli tutti“?

Non gli è mai passato per la testa che se partissero meno persone, ne morirebbero di meno?

Ma soprattutto lo sa, Albinati, quanto sia atroce la morte per annegamento?

Occorrerebbe ricordarlo, a questo campione del buonismo, la prossima volta che vorrà dare lezioni di morale agli italiani.

E il volto ringhioso

Dall’auspicare la morte di un bambino a minacciare i propri avversari politici il passo è breve. Cultura e prassi che ne sono alla base cambiano oggetto ma non natura: è leninismo puro, quello secondo cui l’oggettività non esiste, poiché qualsiasi fatto deve essere valutato in modo positivo o negativo a seconda che favorisca o meno la causa del partito. In altri termini: ben vengano i bambini annegati, fossero pure migliaia, purché servano a screditare Salvini e la sua attività politica. Altroché buonismo.

Parimenti, era tipico dei regimi comunisti dipingere l’avversario politico come criminale o come disumano per poterlo reprimere o eliminare fisicamente. Naturalmente in nome dell’umanità.

Ecco quindi che Roberto Saviano, nel pezzo Razzisti, non vi daremo tregua pubblicato nella rubrica confessoriamente battezzata L’antitaliano (neanche si nascondono più…), minaccia gli italiani: “non vi daremo tregua e vi faremo rimpiangere il giorno in cui per egoismo, interesse e cattiveria avete deciso – perché lo avete deciso – di diventare razzisti”.

Con un mezzuccio intellettualmente disonesto, Saviano spiega che chi non è d’accordo con le porte aperte all’immigrazione è razzistaDisonesto perché Saviano tenta così di intimidire i milioni di italiani che, ormai stanchi di subire un’invasione migratoria in violazione di ogni norma, in contrasto con l’interesse nazionale e in spregio al sentire popolare, hanno votato in massa contro il Pd e si riconoscono oggi nella linea del Viminale.

Disonesto, soprattutto, perché neanche troppo velatamente suggerisce che prendersela con chi riceve da Saviano la patente di “razzista” non è reato. Che al “razzista” non va data “tregua”. Che gli si deve far “rimpiangere il giorno” in cui ha scelto di non sottomettersi ai dogmi del nuovo culto globalista.

Un linguaggio nello stile più di un Nikolaj Ežov che del Dalai Lama.

Triste davvero che chi si è autoproclamato sacerdote dell’etica pubblica tenti in modo volgare di minacciare chi la pensa diversamente, con la pena della disumanizzazione e dell’espulsione dal consesso civile, provocandone la morte sociale. O qualcosa di più?

Si parla tanto dell’emergenza costituita dall’hate speech. Purtroppo, con il suo intervento scomposto e il suo linguaggio fatto di triti slogan pecorecci, come “Ministro della Malavita“, Saviano fornisce un alibi proprio a chi non esclude lo strumento della violenza dalla lotta politica.

Anche l’Italia adesso ha il suo Bernard-Henri Lévy… Non resta che sperare che la brutta copia nostrana faccia meno danni, in casa e all’estero, dell’originale.

Impedire che l’intera Africa si riversi sulle nostre coste non è razzismo ma buon senso

Per Diplomaziaitaliana non è interesse, né dell’Italia né dell’Europa, che sulle nostre coste si riversino milioni e milioni di clandestini.

Non lo è sul piano politico in primo luogo perché in tutta evidenza le porte aperte incoraggiano il fenomeno migratorio, che non va subito in modo passivo ma regolato politicamente. Comunque la si voglia vedere, è impensabile che l’intera Africa si riversi in Europa, oltretutto transitando dall’Italia, che ne è la frontiera meridionale.

Inoltre, non è interesse dell’Italia, dal punto di vista della politica interna e di sicurezza, avere sul territorio delle vere e proprie enclave etniche, destinate a diventare aree di non-diritto: fenomeno, questo, puntualmente verificatosi in tutti i paesi che hanno fatto registrare massicci flussi migratori.

Non lo è sotto il profilo economico, in quanto l’incontrollato afflusso di immigrati, spesso irregolari, esercita un dumping sociale sul mercato del lavoro, spingendo al ribasso il livello dei salari. E, per cortesia, la si finisca con l’offensivo argomento che gli italiani non vogliono fare certi lavori: la verità è che non li vogliono fare in cambio di paghe africane.

Inoltre, in un quadro economico che ha fatto registrare una fuga di cervelli nell’ordine di centinaia di migliaia di unità, è pura follia ideologica pensare di ovviare all’emorragia di talenti italiani importando immigrati analfabeti o semianalfabeti incapaci di creare valore in un mercato del lavoro moderno.

Non lo è dal punto di vista culturale. Le radici dell’Italia sono elleniche, romane, cristiane e germaniche. Sono queste radici che hanno permesso gli italiani di dare uno straordinario contributo all’umanità e alla cultura universale. Sono le radici che, nel corso dei millenni, hanno consentito di mettere progressivamente l’uomo, il cittadino e il diritto al centro di ogni progetto politico, in opposizione ai dispotismi orientali e all’espansionismo islamico. Inutile girarci intorno: un’immigrazione di massa, concentrata in pochi anni e portatrice di culture tribali irrimediabilmente altre, non può essere assorbita dalla comunità nazionale senza mettere a repentaglio il primato che la nostra cultura e il nostro sentire attribuiscono all’uomo, al cittadino e al diritto.

ha un profilo marcatamente culturale la dialettica politica sull’immigrazione, che è solo una delle tante questioni legate a quella, più ampia, della contrapposizione fra tradizionalisti e globalisti.

Da questo punto di vista, secondo  Diplomaziaitaliana sul nodo politico dell’immigrazione è indispensabile non cedere di un passo.

La politica può e deve governare l’immigrazione

Non sul piano dell’azione politica: l’Italia ha il diritto-dovere di decidere chi può entrare nel territorio nazionale e chi no. In base a questo diritto-dovere deve agire per difendere i suoi confini, la sua popolazione e i suoi interessi. L’immigrazione non si può subire: è compito della politica regolare i flussi, anche invertendoli se del caso.

E nemmeno sotto il profilo del dibattito politico e culturale. Le reazioni isteriche degli esponenti politici e dell’intellighenzia di sinistra non devono impensierire. Dimostrano, anzi, che sull’immigrazione la sinistra sta perdendo l’iniziativa strategica. Ha perso la partita dello ius soli, progetto che a fronte dell’attuale emergenza migratoria, dimostra in modo impietoso la distanza oggi siderale fra sinistra e popolo italiano. Ha perso duramente le consultazioni elettorali, proprio sul tema dell’immigrazione. Non le resta che giocare di rimessa, con reazioni scomposte e puerili per tentare di delegittimare l’avversario politico.

Ed è prevedibile che la sinistra alzi ancora i toni. La partita dell’immigrazione ha natura strategica, nella misura in cui inciderà sul volto dell’Italia di domani, sui suoi futuri assetti politici, economici, culturali e sociali.

E gli italiani hanno ogni diritto di dire l’ultima parola su come desiderano sia l’Italia che verrà.

Non è razzismo sognare che i nostri figli e i nostri nipoti ci assomiglino. Che siano gli eredi della nostra straordinaria cultura. Non è razzismo preoccuparsi per come sarà l’Italia che lasceremo loro in eredità. Si tratta di responsabilità, buon senso e amore.

Con buona pace dell’antitaliano Saviano, sull’immigrazione l’Italia e gli italiani hanno dato al mondo una straordinaria prova di umanità, generosità e – perché non dirlo? – tolleranza. Un prova che i nostri miopi partner europei hanno apprezzato a parole ma si sono ben guardati dall’imitare, precipitando l’Europa nella crisi di legittimità – e quindi politica – nella quale oggi si dibatte.

Sull’immigrazione la sinistra ha perso l’iniziativa strategica

Piuttosto, sul problema dell’immigrazione la pazienza degli italiani è finita sotto il profilo politico. Non nei confronti degli stranieri i quali, nel rispetto della legge, in numeri gestibili e in tempi ragionevoli, saranno sempre benvenuti.

La pazienza è finita nei confronti della sinistra che ha dato ripetuta prova di avere più a cuore le sorti dei clandestini che quelle degli italiani, dei sedicenti intellettuali suoi fiancheggiatori, delle sue Ong e delle sue cooperative che sulla tragedia dell’immigrazione hanno abiettamente lucrato.

Le reazioni sempre più scomposte di queste settimane dimostrano che in Italia sta morendo la sudditanza culturale nei confronti della sinistra, abituata per decenni a distribuire e, all’occorrenza, ritirare patenti di democraticità e umanità. Occorre fare un ultimo sforzo, politico e culturale, e seppellirla. E tornare a mettere l’interesse nazionale al centro del dibattito politico.

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it

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