Immigrazione, l’Onu in campo contro i popoli?

La conferenza di Marrakech sull'immigrazione può essere un punto di svolta nell'accelerazione dell'agenda immigrazionista. L'Italia deve elaborare per tempo e pubblicamente un'incisiva proposta politica che tuteli il suo interesse nazionale di attore chiave, in prima linea sul fianco sud d'Europa e nel Mediterraneo.

ONU popoli

Immigrazione, il 2018 potrebbe essere un anno decisivo. Il 10-11 dicembre si terrà a Marrakech in Marocco la Conferenza intergovernativa sull’immigrazione, che adotterà il “Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare”.

La Conferenza sarà del più alto livello politico: sia per la presenza di Capi di Stato e di Governo, sia perché l’immigrazione è un tema di forte interesse dell’elettorato al centro del dibattito politico, come testimoniato dalle elezioni in Italia e in Ungheria.

A dicembre la Conferenza Onu per il Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare

Eppure, sui media non ci sono informazioni. Né sulla Conferenza, né sui negoziati fra gli Stati, che è previsto si concludano entro luglio 2018. Di conseguenza, quasi niente è dato sapere sulle regole del “Patto Globale”, che avranno un enorme impatto sui Paesi di accoglienza, come l’Italia.

In compenso, l’Onu e le sue agenzie sono alacremente al lavoro sul fronte della propaganda, proprio per sviare l’attenzione dal contenuto del “Patto Globale”. E alimentando una narrativa mirata a fare un vero e proprio lavaggio del cervello dell’opinione pubblica internazionale.

In questo campo risalta per attivismo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). L’Oim è un’agenzia intergovernativa che in origine non faceva parte del sistema Onu. A seguito della firma di un accordo con l’Onu, nel 2016 l’Oim è diventata “l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni”, nelle parole di William L. Swing, suo Direttore generale e diplomatico statunitense a riposo.

Per l’Onu l’immigrazione è un fenomeno “inevitabile, desiderabile, necessario”

Qual è il messaggio che l’Oim – e quindi l’Onu – vuole far passare in tema di immigrazione?

Che l’immigrazione è un fenomeno “inevitabile, desiderabile, necessario”. Detta altrimenti, i popoli l’immigrazione la devono subire, volenti o nolenti. Primo, perché gli conviene. Secondo, perché anche se non si volessero convincere non possono comunque farci niente.

Un tweet dell’Oim pubblicato il 1° aprile dichiara: “con 244 milioni di persone in movimento, le migrazioni sono inevitabili, necessarie e desiderabili”. La comunicazione è completata da foto di immigrati, ognuna delle quali recante un aggettivo volto a colpevolizzare il lettore: “sfruttato”, “ignorato”, “qualificato”, “risorsa” e, soprattutto, “umano”.

Non sorprendentemente, la stessa linea pro-immigrazione è sostenuta dalle Nazioni Unite. Lo scorso gennaio, il Segretario generale ed ex premier portoghese, Antonio Guterres, ha presentato il Rapporto Onu sull’immigrazione “Making Migration work for all”. Tesi di fondo del documento? Poiché i fenomeni migratori portano vantaggi economici per tutti, non si dovrebbe distinguere fra rifugiati e immigrati economici.

Alla presentazione del documento, lo stesso Guterres dichiarava: “le autorità che ergono importanti ostacoli all’immigrazione – oppure pongono severe restrizioni alle opportunità lavorative per gli immigrati – finiscono per compiere un inutile atto di autolesionismo, perché impongono limiti a risposte ordinate e legali al loro bisogno di manodopera”.

Peggio ancora, per Guterres gli Stati “involontariamente incoraggiano l’immigrazione illegale. Gli aspiranti immigrati, vistisi privati (sic) di strumenti legali per poter viaggiare, inevitabilmente adottano soluzioni illegali.” Niente meno.

Per il Segretario generale Onu la responsabilità dell’immigrazione illegale è degli Stati che fanno rispettare confini e leggi

Si è qui davanti ad un classico topos del capitalismo avanzato, spesso ripreso dalla sinistra che – come si sa – finisce sovente per fare gli interessi del padrone della ferriera e non quelli dei ceti popolari: dinanzi a fenomeni di irregolarità di massa, l’unica soluzione è la legalizzazione. Anche perché così si creano nuovi settori economici e si dischiudono inedite opportunità d’affari…

Del resto, a ben vedere, in sintesi l’unico argomento del Rapporto “Making Migration work for all” è che l’immigrazione conviene economicamente.

Al riguardo, che sul piano economico l’immigrazione arrechi più vantaggi che costi è una tesi molto controversa. Questo perché i risultati oscillano in funzione di due variabili: la struttura delle economie dei Paesi di accoglienza e il livello di istruzione/qualificazione professionale degli immigrati.

Ma, soprattutto, l’aspetto più sconcertante di questa riduzione di una sfida politica epocale al suo solo profilo economico è il non detto. Si omette infatti un dato essenziale ai fini di ogni seria riflessione sul problema. le nazioni vivono e hanno un ruolo nel mondo finché vivono la loro cultura, la loro lingua, il loro credo religioso, i loro usi e costumi, le loro radici.

Negli ultimi anni, si è assistito in Europa ad un fenomeno inedito: l’ingresso di fatto incontrastato di milioni e milioni di immigrati, oltretutto – come se non bastasse – in un lasso temporale brevissimo. Allogeni portatori di culture, lingue, religioni, tradizioni senz’altro rispettabili, ma irrimediabilmente diverse.

I popoli d’Europa hanno capito che per i loro governi vengono dopo gli immigrati

Un fenomeno così radicale non poteva non riverberarsi sulla coscienza dei popoli europei, sul loro senso di identità, sulla loro insicurezza.

E sul sentire politico, avendo molti europei intuito che, nella considerazione dei governanti che dovrebbero curarne gli interessi, le loro istanze vengono dopo quelle degli immigrati.

Ciò spiega perché l’immigrazione incontra la crescente ostilità dei popoli d’Europa. Secondo un sondaggio dell’istituto ungherese Századvég, fra i cittadini europei: il 78% considera l’immigrazione illegale un problema; il 70% pensa che il numero crescente di musulmani nel Vecchio Continente è problematico; il 68% teme un’immigrazione di massa dall’Africa nei prossimi 10 anni; solo il 24% crede che l’Unione Europea abbia contrastato l’immigrazione clandestina meglio dei Paesi d’Europa orientale.

Sull’immigrazione gli europei hanno ben chiara la distanza fra propaganda e realtà

Troppa la distanza fra il canto delle sirene del meticciato universale da un lato e il principio di realtà dall’altro. Troppo nitida la realtà fatta di insicurezza, terrorismo, esplosione della spesa pubblica, dumping sociale e conseguenti salari da terzo mondo.

E poi: sempre più sfacciata messa in discussione delle tradizioni culturali, del cristianesimo, così come degli usi e dei costumi alla base della civiltà europea. E c’è chi spiega che il problema si risolve con lo ius soli

Di conseguenza, proprio perché i popoli manifestano crescente diffidenza, ci si può attendere che con l’avvicinarsi della Conferenza di Marrakech il martellamento ideologico delle coscienze sia destinato ad intensificarsi. E che i suoi vuoti argomenti, anche nelle loro declinazioni più sfacciatamente deliranti e grottesche, vengano sempre più ripetuti in un ossessivo mantra.

D’altronde la propaganda pro-immigrazione si fonda su affermazioni che sono veri e propri assiomi: dei propositi presentati come evidenti e ammessi senza che ne sia data dimostrazione.

Questo perché avventurarsi sul terreno dei fatti rischierebbe di far crollare il castello di carta. L’immigrazione non è un fenomeno spontaneo e inarrestabile, così come non ha l’ineluttabilità di una catastrofe naturale.

L’immigrazione è un fenomeno politico e come tale può essere governato

Non ci sono immigrati in Giappone, così come i rifugiati sono in numeri molto esigui. Eppure, l’Asia ha conosciuto molte lunghe guerre e momenti di forte instabilità. Perché non vi sono state migrazioni di massa verso il ricco e stabile Paese del Sol Levante? E, volgendo lo sguardo all’Europa, è un dato di fatto che i Paesi del Gruppo di Visegrad sono riusciti a fermare i flussi migratori, con sommo scorno dei sostenitori delle frontiere aperte.

Del resto, anche il recente caso dell’intesa fra Israele e Onu per espellere alcune decine di migliaia di clandestini di origine africana è rivelatore. Il dato politico che qui rileva non è la linea del governo Netanyahu, bensì la circostanza che le Nazioni Unite avevano deciso motu proprio di ricollocare queste “risorse” in alcuni Paesi, fra cui Italia e Germania, senza nemmeno consultarne i governi.

Che poi questo piano sia (sinora) saltato è secondario.

Il caso Onu-Israele dimostra che le Nazioni Unite si propongono come autorità sovranazionale per la governance globale dell’immigrazione

A questo punto, appare necessario fissare alcuni dati. 

Primo, nella partita politica dell’immigrazione con l’entrata in scena dell’Onu scende in campo un peso massimo. Di conseguenza è prevedibile un rafforzamento della propaganda per plasmare le coscienze e renderle ricettive. Una dinamica destinata ad indurirsi, con strumenti sovranazionali e nazionali che giungeranno alla stigmatizzazione sociale e alla repressione penale man mano che diventerà più rigida la resistenza dei popoli d’Europa.

I paladini dell’immigrazione hanno capito che politicamente la finestra temporale si sta chiudendo: essi hanno quindi urgenza di creare una situazione di fatto compiuto.

Secondo, questo gigantesco esperimento di ingegneria sociale non funziona senza una disinformazione di massa e la manipolazione delle coscienze, individuali e collettive. Quelle che vengono presentate come realtà assiomatiche in realtà non lo sono. Addirittura esse non riescono più a reggere l’urto con il principio di realtà. Ecco perché la propaganda pro immigrazione è sempre più destinata a fondarsi su argomenti emotivi, volti a negare l’umanità di chi esprime punti di vista diversi.

Ecco perché è lecito attendersi che l’inasprimento del quadro penale investa anche la libertà di espressione: il dibattito odierno su fake news e hate speech rischia di rivelarsi il primo passo di una pericolosa involuzione dei diritti civili e politici in Occidente, da contrastare in modo radicale.

Terzo, la propaganda ha un obiettivo finale particolarmente subdolo, l’opzione zero: eliminare dall’orizzonte della politica anche la sola idea che esistano alternative all’immigrazione di massa.

Quarto, Onu e Oim stanno dando avvio alla preparazione politica e psicologica di negoziati che dovranno portare alla conclusione di un “Patto Globale” propedeutico alla istituzione di un diritto internazionale e di una governance sovranazionale del fenomeno migratorio che restringano la libertà d’azione e la sovranità degli Stati.

In Italia serve un dibattito pubblico sul Patto globale per la migrazione

Tutto questo l’Italia, che come pochi altri Paesi è in prima linea nel fronteggiare i flussi migratori, non lo può e non lo deve permettere. E il tempo stringe.

Sull’immigrazione occorre un urgente dibattito politico, meglio se pubblico, che permetta all’Italia di andare a Marrakech dopo aver negoziato, anche in sede europea, un’agenda politica che tuteli il suo ruolo di attore geopolitico chiave sul fronte meridionale dell’Ue e nel Mediterraneo.

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it