Macron e la guerra civile europea: una messa a punto

MacronIl discorso del Presidente francese Macron a Strasburgo sulla “guerra civile europea”, il ritorno degli “egoismi nazionali” e del “fascino illiberale”, di “autoritarismi e divisioni”. Quale lettura dare di questo intervento?

Macron e il discorso sulla “guerra civile europea”

L’accorato discorso del Presidente francese Macron all’Europarlamento a Strasburgo ha, come prevedibile, avuto un’importante eco. Del resto, il linguaggio ed i termini usati, avevano l’evidente obiettivo di scuotere i cuori prima ancora delle menti: la prospettiva di una “guerra civile” in Europa, il paventare il ritorno degli “egoismi nazionali” e del “fascino illiberale”, di “autoritarismi e divisioni”. Quale lettura dare di questo intervento?

Innanzitutto andrebbe fatto rilevare al Presidente francese che ciò che egli paventa e stigmatizza è un fenomeno di riflusso politico che si è espresso in vari Paesi, fra cui l’Italia, con il democratico strumento del voto , non certo con metodi eversivi. Pertanto queste esternazioni – come a suo tempo quelle congiunte con la Merkel, secondo cui il voto italiano era stato condizionato dalla crisi economica e da quella migratoria – sanno in parte di strumentale.

Nella Francia di Macron si viene processati per un tweet

D’altronde, a proposito di democrazia, la Francia di Macron è il Paese nel quale una Procura può chiedere il rinvio a giudizio per un ex candidato alle presidenziali che in un tweet ha osato evocare il concetto di “invasione migratoria” . Si spera che il disegno europeo di “Jupiter” – così lo chiamano i suoi più stretti collaboratori – abbia un più evoluto concetto della libertà d’espressione…

Ciò posto, sul piano internazionale la mossa di Macron si presta a diverse letture.

La prima è legata alla circostanza che, con la Merkel indebolita dalle ultime elezioni, la Germania non può in questa fase svolgere pienamente la funzione di guida d’Europa. Pertanto, con il suo discorso Macron potrebbe aver voluto rilanciare il progetto europeo e, con esso, conquistare un ruolo di leadership per la Francia, che andrebbe a colmare il parziale vuoto di potere lasciato da Berlino.

La diffidenza di Berlino e dei nordici

La seconda è che le gravi difficoltà economiche e sociali interne francesi abbiano indotto il Capo dello Stato transalpino ad adottare una politica estera ambiziosa e muscolare, che passa – appunto – da una revisione del progetto europeo, come da un marcato interventismo in Siria.

Per quanto riguarda lo scacchiere europeo, Macron ha avanzato la proposta di rilanciare la “sovranità europea” in campo politico e chiesto “più solidarietà” in campo economico.

In altri termini, affiancare alla moneta unica e alle “responsabilità” che essa impone un bilancio europeo, che consenta “investimenti, convergenza e stabilità in caso di crisi”. E, accanto al bilancio comune, un “ministro delle finanze” europeo.

Tuttavia, la cornice che si presenta a Macron è estremamente complessa.

Da un lato, il suo disegno sconterà l’ostilità della Germania, da sempre refrattaria ad ogni proposta economica diversa dalla linea “austerità + deflazione”. Già alla vigilia del discorso di “Jupiter”, la numero due della CDU, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha di fatto bocciato il progetto dell’Eliseo con un netto “non penso sia una buona idea”, invitando l’UE a concentrarsi sugli effetti economici della Brexit. Meglio attendere l’esito dei colloqui Macron-Merkel, già in agenda, ma è difficile immaginare un radicale cambio di direzione di Berlino.

Parimenti, ben otto Paesi del nord dell’Unione Europea hanno anch’essi espresso la loro diffidenza per il progetto francese, riaffermando invece l’esigenza maggiore disciplina di bilancio per tutti i Paesi UE.

Dall’altro, Macron, così come l’establishment dell’Unione Europea, deve fare i conti con la crescente insofferenza dei popoli d’Europa per l’austerità economica e per la crisi migratoria, simboleggiata dall’attivismo del Gruppo di Visegrad e, da ultimo, dal voto in Italia e in Ungheria. Un’equazione politica di difficile soluzione.

Macron si è mostrato lui stesso capace di “egoismo”

A ciò si aggiunga che, come paladino della solidarietà europea, della sovranità del continente e della coesione con i Paesi d’Europa meridionale Macron non è credibile. E i fatti stanno a dimostrarlo.

  1. Il Macron che ha parlato al Parlamento Europeo è lo stesso che, non appena eletto Capo dello Stato nel 2017, “per difendere gli interessi strategici della Francia” ha disposto la temporanea nazionalizzazione dei cantieri navali STX di Saint Nazaire per impedirne l’acquisizione da parte dell’italiana Fincantieri. A seguito di tortuosi negoziati, STX è stata infine ceduta a Fincantieri, ma “con l’elastico”, giacché lo Stato francese si è assicurato le condizioni legali per riottenerne il controllo.
  2. Macron è lo stesso che, a dispetto delle assicurazioni, ha lasciato l’Italia sola di fronte alla catastrofe migratoria. Catastrofe – si ricordi bene – effetto anche degli sciagurati interventi francesi in Nordafrica e nel Mediterraneo .
  3. Macron è, in Europa, il più acceso fautore dell’intervento militare in Siria: un’iniziativa che ha di fatto impedito una posizione comune europea che, in linea con l’interesse dei Paesi d’Europa meridionale alla stabilità del Mediterraneo, avrebbe potuto indurre Washington e Londra ad una linea più moderata.

Sulla carta un’UE più solidale conviene all’Italia, ma guai all’ingenuità

Il discorso di Strasburgo e le nuove prospettive europee che esso potrebbe dischiudere vanno dunque inquadrati e vagliati alla luce di queste poco incoraggianti circostanze. Nondimeno è un dato di fatto che sulla carta il progetto di un’Unione Europea più solidale economicamente è del tutto in linea con gli interessi dell’Italia.

Di conseguenza, l’Italia dovrebbe concedere una apertura di credito al Presidente francese e sostenere il suo disegno. Però un sostegno condizionato, senza mai perdere di vista due punti.

Primo, sui temi economici, a dispetto dei proclami, l’asse franco-tedesco è un punto fermo della politica europea: ogni volta che ha ottenuto le deroghe di Bruxelles ai suoi deficit di bilancio, Parigi ha sempre finito per allinearsi a Berlino e alla sua politica di austerità.

Secondo, è possibile che il progetto di Macron – tipico esponente della tecnocrazia transalpina e già banchiere d’affari in Rothschild – non sia ispirato da un’autentica convinzione, bensì dall’entrata in scena in Europa di forze politiche “euroscettiche” e sovraniste che, oltre a contestare i dogmi della nomenklatura di Bruxelles, potrebbero adottare politiche meno supine con Parigi.

 

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