Politica estera, l’Italia ridefinisca il suo interesse nazionale

interesse nazionalePolitica estera, l’analisi di Angelo Panebianco fa riconsiderare i mutamenti del sistema internazionale. Per questo l’Italia deve di ridefinire il suo interesse nazionale e gli strumenti per perseguirlo.

Politica estera, Panebianco accende i riflettori sui mutamenti del sistema internazionale

Sul Corriere della Sera di ieri, il politologo Angelo Panebianco propone un’interessante riflessione dal titolo Il carattere di un Paese nella politica estera, che ha il pregio di voler portare il tema delle relazioni internazionali al centro del dibattito pubblico italiano.

La tesi è che la politica internazionale incide in misura decisiva sulla politica interna dei Paesi, in “un gioco di azioni e reazioni per cui i mutamenti internazionali incidono sulla politica interna e gli sviluppi di quest’ultima contribuiscono ad accelerare i mutamenti internazionali”.

In questo senso, se il mutato quadro politico italiano dovesse incidere sulla posizione internazionale dell’Italia e portarla ad allentare i suoi rapporti con l’Occidente e avvicinarsi alla Russia, l’autore osserva che tale quadro riflette l’evoluzione della cornice internazionale.

La conclusione di Panebianco è che in Italia come in tanti Paesi si sta oggi assistendo al superamento della tradizionale diade destra-sinistra, sostituita dal clivage fra “fautori della chiusura verso l’esterno” e “sostenitori della società aperta”. I primi guardano alla Russia, i secondi vogliono mantenere l’ancoraggio occidentale. E questa nuova articolazione si starebbe affermando anche nel panorama italiano.

Non è questa la sede per commentare le conclusioni del politologo circa l’evoluzione futura del quadro politico nazionale.

Interessa invece rilevare che le relazioni internazionali sono un contesto complesso, all’interno del quale vivono e si evolvono posizioni e interessi che talvolta si incontrano, talaltra si incrociano e altre volte ancora sono in contrasto.

Scopo della diplomazia è armonizzare questi interessi con una continua attività di tessitura di rapporti fra Stati per individuare una sintesi politica – quindi durevole.

Nondimeno, la diplomazia ha per obiettivo anche massimizzare il successo nel perseguimento dell’interesse nazionale. Quindi, non sempre la sintesi politica dei diversi obiettivi è agevole. E tanto più strategica sarà la posta in gioco, tanto più difficile la quadratura del cerchio, come abbiamo cercato di spiegare nell’articolo sulla lezione di Von Clausewitz.

In un mondo che cambia, l’Italia ridefinisca il suo interesse nazionale

Di conseguenza, secondo DiplomaziaItaliana il rapido mutamento del sistema internazionale impone all’Italia di rielaborare i propri interessi nazionali e dotarsi dei migliori strumenti per perseguirli.

Non si intende qui sostenere un’uscita dell’Italia dal sistema occidentale di alleanze e dall’Unione Europea: scenario non solo poco realistico ma anche non auspicabile. L’Italia ha le sue radici in Europa ed è uno dei principali motori del progetto di integrazione del continente. Analogamente, è un Paese chiave del dispositivo di sicurezza occidentale.

Nondimeno, lo stesso Panebianco rileva fra i mutamenti del sistema internazionale la “crescente divaricazione di interessi e di prospettive fra Stati Uniti e Europa”. Ora, a ben vedere, queste divergenze non sono solo fra Europa e Italia da un lato e Stati Uniti dall’altro. Esse sono sempre più visibili anche nei rapporti con alcuni dei nostri principali partner, come la Germania, la Francia e la Gran Bretagna.

Di conseguenza, ferma restando dunque l’appartenenza dell’Italia al mondo occidentale e al suo sistema di alleanze e organizzazioni, tenuto conto che negli ultimi anni il vulnus al nostro interesse è venuto proprio dai nostri principali partner e alleati, sarebbe auspicabile una profonda e pubblica riflessione sull’interesse nazionale, per darci dottrine e strumenti per prevenire il ripetersi di queste situazioni.

Del resto, l’Italia rimane una potenza regionale chiave e dalla buona capacità di proiezione, non globale, ma senz’altro oltre i confini del suo naturale teatro euromediterraneo, come testimoniano le sue numerose missioni in aree di crisi, quali ad esempio nell’Oceano Indiano e in Afghanistan.

Questo è ben chiaro a Panebianco, che scrive: “Si pensi a quanto guadagnerebbe Putin, in termini di influenza internazionale (per esempio nel Mediterraneo), se potesse contare sul sostegno italiano. E a quanto, per contro, si indebolirebbero l’alleanza occidentale e la stessa Unione europea”.

Ecco, la capacità, l’affidabilità e l’impegno dell’Italia vanno fatti valere. Ne vogliamo ragionare?

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it