Usa, aggiornata la Strategia di sicurezza: Washington teme nuove competizioni fra gli Stati

Il Pentagono pubblica le linee guida sulla Strategia di Sicurezza Nazionale USA: la prima preoccupazione degli Stati Uniti è oggi la rinnovata sfida di Cina e Russia all'egemonia globale americana.

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Strategia Nazionale di DifesaIl Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha presentato la Strategia di Sicurezza Nazionale Usa 2018: ecco i rischi e le crisi che preoccupano Washington e minacciano la sua politica di influenza internazionale.

Pubblicata la nuova Strategia di Sicurezza nazionale Usa

Strategia di Sicurezza Nazionale, il Dipartimento della Difesa Usa ha presentato il National Defense Strategy Summary 2018 of the United States of America, sintesi pubblica delle linee guida classificate sulla dottrina di sicurezza degli Stati Uniti.

Il rapporto sulla Strategia di Sicurezza Nazionale Usa firmato dal Segretario alla Difesa, generale Jim Mattis, viene pubblicato in una fase dell’attualità internazionale di particolare interessante per diverse ragioni.

Primo, il rinnovato intensificarsi della competizione fra potenze per accrescere la propria influenza.

Secondo, l’incessante moltiplicarsi di nuovi focolai di crisi, nei quali Washington interagisce in modo diretto o indiretto con altri importanti attori internazionali: Russia, Estremo Oriente, Medio Oriente, sono tutti riflessi di questa estrema mutevolezza del quadro complessivo.

Terzo, la politica estera non sempre lineare dell’Amministrazione Trump, che appare condizionata da diversi fattori.

  • Da un lato, l’esigenza di dare prova di risolutezza, talvolta per ragioni di politica interna, talaltra per rassicurare alleati strategici; e comunque non sempre per scopi legati all’interesse nazionale.
  • Dall’altro, la sinora incompiuta sintesi fra la linea del Presidente e quella di segmenti dello stato profondo americano.

“La competizione strategica fra Stati, non il terrorismo, è ora la prima preoccupazione per la sicurezza nazionale degli USA”

È questa – non il terrorismo – la sfida vitale cui la Strategia di Sicurezza Nazionale Usa intende rispondere. Una dottrina di sicurezza che prende spunto dalla constatazione di due dati politici.

  • Gli Usa sono “di fronte a un accresciuto disordine globale, caratterizzato dal declino del vecchio ordine fondato su regole – ciò che crea un quadro di sicurezza più complesso e volatile di qualsiasi altro sperimentato nella memoria recente”.
  • Il “vantaggio militare competitivo” degli Stati Uniti “si sta erodendo”. Per decenni gli Usa hanno fruito di una supremazia militare incontestata in ogni ambito operativo. Questo ha consentito a Washington di mobilitare le proprie forze quando voleva, di dispiegarle dove voleva, di impiegarle quando voleva. Oggi – osserva il documento – ogni ambito è contestato: aria, terra, mare, spazio e cyberspazio. 

Per il Pentagono il quadro strategico resta in sostanza l’ordine emerso dalla Seconda Guerra Mondiale. Un ordine internazionale “libero” e “aperto” modellato dagli Usa e dai loro alleati. Benché tale scenario si sia evoluto dal termine della Guerra Fredda, la rete di alleanze americana resta per Washington il perno della sicurezza globale.

Competizione strategica, diffusione delle nuove tecnologie, nuove forme di guerra: ecco la nuova realtà che gli Usa devono fronteggiare

Il problema centrale per la sicurezza degli Usa è costituito dal riemergere della sfida strategica di lungo termine portata da quelle che la Strategia di Sicurezza Nazionale definisce “potenze revisioniste”.

Sono, queste, Cina e Russia, che hanno interesse a provocare un mutamento a loro vantaggio dello status quo e dei rapporti di forza internazionali e “minano” dall’interno l’ordine in declino. 

Il documento, senza dichiararlo apertamente, presenta la Cina come il principale problema per gli Usa.

La Cina ha infatti per obiettivo di medio termine diventare la potenza egemone dello scacchiere indo-pacifico e, nel lungo termine, scalzare gli Stati Uniti dal ruolo di prima potenza mondiale.

Gli strumenti impiegati da Pechino sono:

  • un ambizioso programma di modernizzazione del suo apparato militare;
  • un’aggressiva politica commerciale che mira a soggiogare gli altri attori regionali.

La Russia ha invece per obiettivi: esercitare un potere di veto sulle opzioni di politica estera dei Paesi vicini, ossia evitare che basculino verso l’Occidente; disarticolare la Nato che, finita la Guerra Fredda, si è estesa fino alle frontiere di Mosca; rimodellare a suo vantaggio le strutture di sicurezza ed economiche in Europa e in Medio Oriente.

A differenza che per Pechino, il documento non attribuisce espressamente a Mosca né la volontà, né la capacità di sostituirsi a Washington quale potenza egemone globale. Nondimeno esso mette l’accento su due asset della Russia che nel lungo termine ne fanno un temibile sfidante:

  • la sua capacità di impiego delle nuove tecnologie;
  • la modernizzazione del suo arsenale nucleare.

“Il successo non va più al Paese che sviluppa per primo una nuova tecnologia, ma piuttosto a quello che meglio la integra e adatta il suo modo di combattere”

Sempre per quanto attiene allo scenario strategico, il National Defense Strategy Summary rileva che la sempre più rapida evoluzione tecnologica sta provocando un mutamento del carattere della guerra, che a quella militare affianca sempre più nuove dimensioni: tecnologiche, di propaganda, di guerra per procura, di sovversione, psicologiche.

Di conseguenza, per la Strategia di Sicurezza Nazionale Usa è imperativo “essere strategicamente prevedibili, ma operativamente imprevedibili”.

Preso atto di questo scenario, per Jim Mattis la dottrina di sicurezza americana deve imperniarsi su tre linee di azione.

  1. Costruire delle forze armate più letali.
  2. Rafforzare il quadro di alleanze.
  3. Migliorare la performance operativa e la gestione finanziaria del Pentagono.

Quali sono le possibili implicazioni per l’Italia?

Quanto precede consente di fare alcune considerazioni sulla politica estera italiana.

Da un lato, l’Italia ha negli Stati Uniti il principale alleato. Dall’altro, l’alleanza italo-americana è asimmetrica: media potenza a vocazione regionale l’Italia, superpotenza nucleare globale gli Usa.

Sino a che gli interessi delle parti rimangono secondari rispetto alla comune esigenza di sicurezza, l’alleanza funziona in modo fisiologico. Ma, quando le posizioni diventano divergenti, vi è il rischio che l’interesse dell’alleato maggiore prevalga su quello dell’alleato minore.

La Strategia di Sicurezza Nazionale Usa presenta alcune ambiguità, che l’Italia e gli altri alleati avrebbero interesse a chiarire.

Da una lato, il consolidamento delle alleanze dovrebbe passare da un riequilibrio del rapporto fra Stati Uniti e loro alleati. Il documento evoca espressamente concetti quali: “mutuo rispetto”, “rafforzamento dei meccanismi consultivi regionali”, “pianificazione collaborativa”. Questo riequilibrio è nondimeno condizionato dall’accresciuta “responsabilità” degli alleati, che saranno chiamati a rafforzare il loro contributo all’alleanza.

Dall’altro, il paper di Mattis dichiara espressamente che gli Stati Uniti fronteggeranno le sfide alla propria sicurezza “al fianco, con e per mezzo” dei propri alleati e dell’Unione Europea. L’impiego della formula “per mezzo” induce a formulare due ipotesi, fra loro complementari. Primo, che gli Stati Uniti abbiano una concezione strumentale degli alleati. Secondo, che Washington non intenda farsi condizionare dai mal di pancia dei propri partner.

Si consideri che fra gli scacchieri di interesse dell’Italia, la Strategia di Sicurezza Nazionale Usa individua: l’Europa e i rapporti con la Russia; il Medio Oriente; l’Africa.

Si tratta di quadranti dove l’interesse nazionale italiano non sempre coincide integralmente con quello dei suoi alleati e partner.

Si pensi ad esempio alla Russia, con cui l’Italia e la stessa Europa hanno un preciso interesse a porre termine all’attuale clima di rinnovata Guerra Fredda e finalmente rilanciare i rapporti politici e le relazioni economico-commerciali.

Oppure alla Libia, dove il rovesciamento del regime di Gheddafi ad opera di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna ha costituito un grave vulnus agli interessi italiani.

In ultima analisi, quindi, le linee guida della Strategia di Sicurezza Nazionale Usa sono un documento del massimo interesse, che l’Italia deve esaminare con attenzione e trarne le dovute indicazioni in chiave di politica estera.

Questo articolo è pubblicato anche su ItaliaNotizie24.it

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